Miui 11.1.25 su Samsung Galaxy S

Ebbene si, dopo qualche mese di latitanza nel mettere le mani sul mio smartphone, ho deciso che era ora di aggiornare il mio telefono.
Chi mi segue sul blog, ha letto del mio precedente articolo sulla Darky’s 10.1 che ho installato e con la quale mi sono trovato niente male. Darky’s sta procedendo nel suo lavoro ed è stata rilasciata la versione stabile 10.2.2 e sarei molto tentato di provarla. Oltretutto sta lavorando alla versione basata sul nuovo Android Ice Cream Sandwich che è appena giunta alla beta1 e che, da ciò vedo nei primi video postati su YouTube, rende il telefono particolarmente reattivo.
Con una vena masochistica in quanto con Darky’s mi sono sempre trovato bene, ho deciso di provare qualcosa di diverso e mi sono lasciato tentare dalla rom Miui.

Installazione
L’installazione di Miui avviene attraverso il Recovery Mode del telefono: è sufficiente quindi copiare il file Zip con la rom e il language pack, riavviare in Recovery Mode (Volume Su + tasto home), cancellare i dati personali, la cache e dalvik (in Advanced) e installare i due zip. L’operazione è semplicissima, quindi.
L’unica “difficoltà” che ho riscontrato è stato un problema di continui riavvi in fase di installazione causato dalla presenza di sdcard e sim. Una volta levate le due schede, l’installazione è terminata senza problemi.

Prime impressioni
Sapevo ciò a cui andavo incontro: una ROM molto curata graficamente che assomiglia molto ad iOS. Niente da dire: graficamente è mozzafiato, il telefono è molto più veloce e reattivo e la facilità d’uso è migliorata notevolmente.
Non ho rilevato alcun bugfix tra quelli più volte trovati nei forum: la radio funziona, la fotocamera pure, la scheda SD esterna viene vista senza problemi.
L’aggiornamento della ROM avviene attraverso una applicazione dedicata con cadenza settimanale (ogni venerdì).
E’ presente un gestore temi con la possibilità di scaricare ed installare i temi online.
La versione installata è la 1.11.25 ed è basata sul kernel linux 2.6.35 e Android 2.3.7

Proroga scadenza PEC dal 29 novembre al 31 dicembre

A causa della notevole quantità di richieste di nuove attivazioni di indirizzi PEC giusto a ridosso della scadenza del 29 novembre, tutti i principali operatori stanno soffrendo problemi di congestione.
A seguire, citiamo la comunicazione del Ministero dello Sviluppo che suggerisce alle Camere di Commercio di non applicare sanzioni fino ai primi del nuovo anno: di fatto il termine quindi si sposta al 31 dicembre 2011.

“OGGETTO: Comunicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese (art. 16, c. 6. DL 185/08) — Circolare n. 3645/C del 3/11/2011 – Indicazioni integrative.
Nell’approssimarsi del termine per procedere all’adempimento richiamato in oggetto questa Amministrazione ha provveduto, con circolare n. 3645/C del 3/11/2011, a fornire a codeste Camere alcune indicazioni operative.
Nella predetta circolare, tra l’altro, era specificato che “il mancato rispetto del termine del 29 novembre 2011 comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 2630 del codice civile in capo al legale rappresentante dell`impresa stessa”.
Al riguardo, si evidenzia che sono nel frattempo pervenute numerose segnalazioni, da parte dei soggetti gestori del sistema di posta elettronica certificata, circa l’impossibilita di fare fronte all’enorme mole di richieste di nuovi indirizzi di p.e.c. concentratasi nell’imminenza del termine sopra indicato, in tempi compatibili con il rispetto del termine stesso.
Si ritiene che tale situazione determini l’impossibilita di individuare, in capo ai soggetti tenuti all’adempimento in parola, l’elemento soggettivo (dolo o colpa) che, ai sensi dell’art. 3 della legge 689/81, é presupposto necessario per l’assoggettamento alla sanzione amministrativa.
Pertanto, avendo al riguardo sentita informalmente anche l’Unioncamere, si rappresenta a codeste Camere l’opportunità, in questa prima fase di applicazione della disposizione sopra richiamata e per evitare contenzioso di presumibile esito sfavorevole, di astenersi dall’applicare le sanzioni previste dall’art. 2630 del Codice Civile alle Società o ai soggetti che non abbiano provveduto a comunicare al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata, ai sensi del ripetuto art. 16, c. 6, entro il termine del 29 novembre 2011.
Finché non vi siano nuovi e diversi elementi di informazione e valutazione, desumibili anche dalla circostanza che il ritardo nell’adempimento sia più prevalente o, comunque, non sia più così diffuso da evidenziare la persistenza di oggettive difficoltà, e, comunque, ragionevolmente, almeno fino al1’inizio del nuovo anno, si suggerisce di ritenere quindi, in generale, come “corretto adempimento” anche quello tardivo effettuato entro tale data.
Si ritiene, infatti, che anche la semplice contestazione di tale ritardo, per acquisire certezza dell’esistenza di specifica giustificazione nei singoli casi, contrasti in tale transitoria e generalizzata situazione di difficoltà, con le esigenze dell’economicità e del buon andamento dell’azione amministrativa e con quella di evitare adempimenti onerosi e gravosi anche per l’Amministrazione e quasi certamente privi di alcun utile esito.”

Outlook è “non compilant” per la PEC?

Domanda da 100 milioni di dollari: io sono giunto alla mia conclusione, ma mi piacerebbe ragionare con voi se effettivamente ho preso un abbaglio… premettendo che se così fosse, tutti gli operatori PEC non starebbero rispettando la normativa vigente.
Il punto di domanda (anzi escalmativo) riguarda l’autenticazione tramite SMTP-AUTH che, a mio avviso, non rispetta la richiesta di Digit-PA di avere tutte le comunicazioni tra server e client criptate.
E’ un dato di fatto che Outlook non invii al server i dati di autenticazione se, nella risposta al comando EHLO “nomehost”, non trova la voce “250-AUTH PLAIN LOGIN” (“250-AUTH=PLAIN LOGIN” per le vecchie versioni di Outlook), che indica al client che il server supporta l’autenticazione PLAIN (password in chiaro) o LOGIN (password codificata in Base64); Outlook difatti non permette di usare l’autenticazione con password criptata attraverso il protocollo CRAM-MD5.
Lasciando questa impostazione “aperta” ci si deve fidare del fatto che il client faccia partire il criptaggio della sessione attraverso il comando STARTTLS prima di inviare i dati di autenticazione, altrimenti questi passano in chiaro (o incapsulato con il protocollo Base64) e non si risponde pienamente alla normativa.
Però se in Postfix si forza il parametro “smtpd_tls_auth_only = yes” che serve appunto per richiedere che il client faccia partire il protocollo TLS prima di inviare i dati di autenticazione, Postfix risponde al comando EHLO senza inviare “250-AUTH PLAIN LOGIN” in quanto lo invierebbe solo dopo lo STARTTLS e Outlook si comporta ignorando i paramentri di autenticazione.
Cosa ne pensate?