Un motivo per gioire, uno per essere preoccupati

Quest’oggi abbandoniamo i temi legati alla tecnologia che contraddistinguono gli articoli di questo mio blog per analizzare ciò che emerge dalle ultime vicende politiche.

Inutile girarci attorno, tra amministrative e referendum l’attuale maggioranza si è presa una bella batosta. Se pensiamo al referendum, non solo tutti e quattro i quesiti hanno raggiunto il quorum con una percentuale di votanti che si attesta attorno al 57%, ma il voto è andato in tutti i casi per circa il 97% al SI. Ciò vuol dire che la maggioranza assoluta (oltre il 50%) degli Italiani ha votato Si, mentre ricordo che l’attuale legge elettorale prevede che governi il partito di maggiornanza relativa (nelle ultime elezioni il 37,38%).

Da ciò ne consegue una cosa: numeri alla mano risulta evidente che non è più possibile pensare di avere in Italia un sistema “all’americana” con due grandi partiti che si contendono il voto, ma ci dovranno essere almeno due diverse coalizioni che siano in grado di fare sintesi delle loro posizioni (come dice il proverbio la verità sta nel mezzo).

Sinceramente ho sempre avuto un preconcetto riguardo la visione bipartitica che si è voluto dare al sistema politico italiano: la visione della P2 portava a questo e il fatto che chi ha dato il via a questa iniziativa sia stato Veltroni (seguito a ruota da Berlusconi quando è salito sul predellino) mi ha sempre lasciato sconcertato.

Il motivo per cui io gioisco, quindi, è che la P2 ha perso un’altra volta.

Ora veniamo alle dolenti note, queste totalmente apolitiche.

E’ evidente che uno dei motivi che hanno portato prima alla vittoria dei due outsider Pisapia e De Magistris e poi ai 4 si referendari, sia stata una mobilitazione diversa rispetto al passato. Ormai si parla ovunque dell’importanza che ha Internet e del ruolo che possono assumere i social network come Facebook e Twitter per coinvolgere le persone: che si parli della mobilitazione in Medio Oriente, delle elezioni di Obama o dei nostri Referendum, sempre lì si va a cascare.

Una volta si faceva campagna elettorale nelle piazze, poi è arrivato Berlusconi che ha utilizzato la sua egemonia televisiva per “bombardare” di spot il suo vasto pubblico televisivo ridimensionando il potere delle campagne elettorali “di piazza”. Ora, sebbene la TV rivesta ancora un ruolo importante nello spostamento delle opinioni, tutti si rendono conto che ha perso il suo appeal soprattutto tra i giovani che utilizzano Internet come mezzo di informazione primaria.

Questo è il punto: da operatore di settore non posso che essere contento che “il mio media” inizi ad essere importante come “gli altri media”, ma anche preoccupato perchè le avvisaglie di un interessamento della politica per “controllare” Internet ci sono tutte.

Soffermandoci all’Italia mi viene in mente il decreto Romani di cui abbiamo già parlato quando ci siamo soffermati sull’iniziativa di sitononraggiungibilie.it, ma il problema non è certamente solo italiano: lo scorso mese in Francia si è tenuto il G8, anticipato da una riunione dei “grandi” per parlare proprio di Internet, il cositdetto e-G8. A questa riunione i francesi hanno invitato soprattutto rappresentanti di governo e del settore privato, mentre chi ha creato e gestito Internet in questi anni ne è stato escluso. Mi riferisco ad associazioni internazionali come ISOC, ICANN, W3C e  RIPE che hanno da sempre il compito di far funzionare la rete ma che in quella occasione sono state totalemente ignorate.

Questo, a mio avviso, è un’altro segnale che “c’è qualcosa che non va”, dove la politica non vuole “usare i mezzi” ma li vole “controllare”.